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Vecchie interviste e nuovi autori

 
Come avranno notato i più attenti tra i nostri affezionati lettori quest'anno avremo alcuni nuovi gentili ospiti al nostro stand lucchese.
Infatti, oltre ai veterani Daw (al nono volume con noi) e alla  strana coppia Ferri/Amedei ( rispettivamente secondo e terzo volume) avremo i "nuovi" Miriam Blasich e Mauro Padovani.
Ho messo tra virgolette la parola nuovi, perché chi bazzica il fumettomondo italiano avrà sicuramente già sentito parlare di questi due autori, giovani ma con già tante pubblicazioni alle spalle.
 
Per chi, invece, non li conosce elencherò in questo breve post alcune interviste apparse on-line negli ultimi anni.
 
Miriam Blasich
 
Sul portare Disegniamo.it :
 
Sul sito del Centro studi Osservatorio Balcani e Caucaso:
 
Intervista video:
 
 
Mauro Padovani
 
Il famoso portale fumettistico Comicus:
 
Il blog Comics-Corner:
 
WOOF! la rivista di cultura ursina:
 
Intervista audio su Radio Popolare:

 A presto per alcune anticipazioni su questi e sugli altri volumi.

Pubblicato in data: Lunedì, 22 Ottobre, 2012 - 09:21

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Longshot Comics: Intervista a Shane Simmons

 
Oggi siamo lieti di ospitare una lunga intervista al genio dietro l'epopea di Longshot Comics: Shane Simmons.

Ciao Shane, e benvenuto sul blog di ProGlo. Presentati pure ai lettori italiani.

Shane: Mi chiamo Shane Simmons e sono uno scrittore canadese che lavora nel mondo del fumetto, del cinema e della televisione. Ho iniziato a farmi conoscere con una serie di minicomics autoprodotti a Montreal, da lì sono passato, in maniera piuttosto contorta, a lavorare nell’industria cinematografica, e più direttamente sul mio tristemente famoso fumetto a puntini: Longshot Comics.

Veniamo subito a Longshot Comics, allora. Il sense of humor di Longshot sembra molto vicino, come gusto, a quello dei Monty Python... È una coincidenza, o un dichiarato omaggio?

S: Sono cresciuto con le commedie inglesi, e i Monty Python ne rappresentavano una parte cospicua. Ricordo quando, avrò avuto quattro anni, stavo guardando lo sketch Sam Peckinpah's Salad Days, dove tutti finivano con le labbra tagliate via e sprizzavano in giro litri e litri di sangue. La trovai la cosa più divertente che avessi mai visto. Si può riconoscere tuttora uno stile “alla Python” nel mio lavoro, anche se quello che faccio è piuttosto lontano dal non-sense. Ma si può, con la stessa facilità, trovare che io sia stato influenzato da show televisivi come Blackadder, Red Dwarf, o da qualcuna delle varie incarnazioni della Guida galattica per gli autostoppisti.

Salad Days, dei Monty Python
In Longshot Comics è presente un fortissimo senso della Storia: ma il fatto che Roland Gethers, il protagonista, sia sempre indietro ai suoi tempi è una caratteristica del personaggio o è la tua visione dell'uomo comune?

S:

Roland è sempre stato un personaggio pieno di difetti, ma il senso di seguire la sua vita dalla nascita alla morte, era proprio rappresentare come questi difetti fossero stati instillati in lui dalla famiglia, dalla sua educazione, dai suoi datori di lavoro, dal suo governo, e in definitiva dall’epoca in cui aveva vissuto. Non si nasce ottuso razzista come lui, ma lo si diventa. Io ero interessato a rappresentare come un bambino innocente acquisisse una forma mentis errata attraverso anni e anni di condizionamenti negativi. Il suo più grande difetto è di non pensare mai per conto suo, man mano che diventa adulto. Non mette mai in dubbio la propria educazione o le proprie convinzioni, e in questo modo non diventa mai un uomo. Penso che questo sia un difetto alquanto comune per molta gente di oggi, o del passato.

Roland è ispirato a qualcuno in particolare?

S: Un amico molto perspicace una volta mi disse che La lunga e inutile vita di Roland Gethers era un libro su mio padre, mentre il seguito La promessa fallita di Bradley Gethers riguardava me. Non è vero letteralmente, ma ci sono elementi, inseriti intenzionalmente, che avallano questa tesi. Se mai finirò il terzo libro, si potrà tranquillamente dire, senza andare troppo lontani dal vero, che si tratterà di un libro dedicato al nonno che non ho mai conosciuto.


In Longshot Comics ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale... o no?

S: I fatti storici sono generalmente veri, i personaggi non così tanto. D'altronde ho inserito uno due personaggi storici qua e là. Il compositore Edgar Elgar gioca un ruolo centrale in una breve storia a puntini che ho scritto tempo fa per la rivista Classical Pulse della Tower Records.

Che genere di fumetti leggi?

S: Ho diminuito le mie abitudini da lettore di fumetti rispetto agli anni in cui andavo alla fumetteria locale ogni settimana e compravo una pila di nuove uscite. Ma sono stato sempre appassionato di fumetti indipendenti, pubblicati dalle case editrici più piccole. Si tratta di storie con una solida narrazione, oppure dotate di un ottimo sense of humor. Mi piace tenere sott’occhio autori come Matt Feazell, Sean Bieri, Scott McCloud, Evan Dorkin, Jhonen Vasquez, Chester Brown, Joe Matt, Roberta Gregory e così via. È passato un sacco di tempo da quando ho letto l’ultimo fumetto che è possibile indicare come mainstream, anche se oramai questo termine, in Nord America, racchiude una ben ristretta cerchia di generi narrativi.


Non molti sanno che, tra le tue opere maggiori, ce ne è una che per attitudine alla sperimentazione rivaleggia con Longshot Comics. Si tratta di Money Talks, una saga che ha come esclusivi protagonisti le teste dei regnanti raffigurate sulle banconote di tutto il mondo. Un esperimento che però non ha potuto vedere la fine, a causa delle scarse vendite. Potremo mai leggere la conclusione di quest'opera?

S: Money Talks fu originariamente ideato per essere una serie di 25 episodi, ma fu cancellato dopo il primo ciclo di cinque. Le vendite erano troppo basse per mantenerlo a galla, e io dovetti persino co-produrre il quinto numero con la Slave Labor Graphics per essere sicuro di riuscire a terminare la storyline. È uno dei tanti progetti interrotti che mi perseguitano, ma al momento non ho nessun progetto per terminarlo. Recentemente mi sto trastullando con un’idea che può rappresentare una ideale continuazione a Money Talks, sia dal punto di vista tematico che stilistico, ma con maggiore documentazione storica. Questo progetto sarebbe pubblicato a puntate sul mio sito web (eyestrainproductions.com), in modo che nessuna preoccupazione legata alla dura realtà dell’editoria possa interrompermi nel bel mezzo della narrazione.


Fumetti a puntini, collage di banconote... ma sei capace di disegnare?

S: Certo che so disegnare, e ho una pila di mini-comic a dimostrarlo! Sfortunatamente, continuo a scrivere storie che sono ampiamente oltre le mie capacità di disegnatore umoristico (disegno con uno stile semplice e cartoonesco). Questo è il motivo per cui ho finito per raccontare storie epiche attraverso i puntini o i ritratti sulle banconote. Non ho mai avuto molta fortuna nel coinvolgere altre persone per far loro disegnare le mie storie e per questo motivo, forse, ora dedico tanto tempo nello sceneggiare cartoni animati. È molto soddisfacente avere un intero staff di animatori che riceve le mie sceneggiature e le disegna per me.

Se potessi scegliere liberamente... con che disegnatore vorresti collaborare, e su che tipo di progetto?

S: E' una domanda difficile da rispondere. Non ho in mente nessuno in particolare. Solo il mio ideale di artista talentuoso, capace di rispettare le scadenze. Ho incontrato molti artisti di talento, e pochi in grado di rispettare scadenze e tabelle di marcia. Non posso dire di aver avuto la fortuna di incontrarne uno che avesse entrambe le qualità. Dopo anni a cercare di portar avanti vari progetti in coppia, ho deciso di lasciar perdere e limitarmi a realizzare fumetti che potessi disegnare da solo.
Tutti i progetti che facevo vedere in giro erano del genere "commedia avventurosa". Sono in grado di disegnare una commedia. Ma non sono capace di disegnare un fumetto d'avventura. Bisogna avere un particolare talento nell'illustrazione. Serve quel tipo di disegno che esca fuori dalla pagina per catturare il lettore. Scrivere un fumetto divertente e appassionante è una cosa: ma senza la giusta energia nei disegni, esso risulterà semplicemente insulso, piatto. E non mi sto riferendo necessariamente a quel tipo di disegni che piacciono ai fan dei fumetti supereroistici che dominano il mercato. Ho notato il tipo di energia di cui sto parlando in molte cose, dai disegnini con gli stecchetti ai comics mainstream, ai fumetti sperimentali. E' entusiasmante scoprire un nuovo talento in grado di realizzare questo tipo di lavoro. L'entusiasmo inizia a scemare, comunque, quando scopri che ci mette dai tre ai cinque anni per realizzare un albetto di ventiquattro pagine.
Se vuoi narrare una storia lunga e continuativa, bisogna che tu lo faccia in modo costante e senza interruzioni. Altrimenti i lettori troveranno un altro fumetto che sia in grado di raccontar loro cosa accadrà nel prossimo numero, senza che dimentichino quello che è accaduto finora.

 

Pubblicato in data: Venerdì, 24 Ottobre, 2008 - 13:00

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Rassegna Stampa: ProGlo su Comicus!

I post con l'etichetta "rassegna stampa" segnalano periodicamente recensioni e articoli riguardanti i libri ProGlo Edizioni. Tutti i libri ProGlo segnalati sono disponibili presso le migliori fumetterie e librerie, e sono acquistabili online all'indirizzo http://www.progloedizioni.com.


Siamo lieti di annunciare la pubblicazione su Comicus.it (uno dei portali più importanti dedicati ai fumetti in Italia) di uno speciale su Prospettiva Globale, incentrato sulle novità in arrivo a Lucca 2008, ma anche agli obiettivi e i traguardi che una realtà come quella di ProGlo persegue. All'interno dello speciale troverete anteprime esclusive dei nuovi libri ProGlo (A come Ignoranza volume secondo, milk and mint, Fennec), l'annuncio del nostro prossimo saggio, Carl Barks il signore di paperopoli: Zio Paperone e la critica della modernità di Thomas Andrae, un'intervista ai membri di ProGlo e un essential reading che raccoglie le recensioni della redazione di Comicus ai nostri libri a fumetti.

Ringraziando Comicus.it per l'attenzione accordataci, ricordiamo che il prestigioso sito d'informazione si era già occupato di noi quando, a Mantova Comics & Games 2008, ricevemmo proprio il Comicus Prize 2008 della redazione (nella foto sopra), "per aver coraggiosamente veicolato, tramite eventi e pubblicazioni, un'idea di fumetto sperimentale e insolita verso il grande pubblico".

Infine, ricordiamo che una lunga intervista alla redazione di ProGlo era già apparsa sulle pagine de Lo Spazio Bianco. Grazie anche a loro!

Pubblicato in data: Mercoledì, 22 Ottobre, 2008 - 11:12

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A come Ignoranza: tutto quello che avreste voluto sapere su Daw e non avete mai osato chiedere

 
Daw non è una persona del tutto normale, si sa. Per cui, la sua intervista non può che essere altrettanto "particolare". Prendo accordi con lui per una chiacchierata informale, e si dice d'accordo. Poi, preso dai preparativi per Lucca Comics & Games 2008, metto momentaneamente da parte l'idea e mi dedico ad altro. Finché in tarda serata mi contatta, dicendomi:

Daw: Eh... alleluja. Va che non posso star qua tutta sera ad aspettare te. Sono una stars, io.

Ahaha! Vuoi essere intervistato?

D: Su, dai. Che poi devo lavorabbe.

Ok, iniziamo. Chi sei?

D: Che palle di domanda.

Lo so, ma la gente vuole sapere...

D: Chi sono? MA FATEVI I CAZZI VOSTRI! Che io vengo a casa vostra a punzecchiarvi con un ombrello e dire "Chi sei? Chi sei? Chi sei"? No.
Sì, è vero, non posseggo un ombrello. Quindi mi state facendo pesare la vostra ombrellosità superiore alla mia. SCUSAMI TANTO MISTER POSSESSORE DI OMBRELLO... quindi è a questo che miravi. A farmi pesare che non possiedo OMBRELLO.

Neanche io possiedo ombrelli, però.

D: Sei un bastardo.
Scusa.
Piango.
...
Allora, chi sono... mmmm una forma di vita basata sul carbonio. Un uomo con dentro di sè un bambino che urla disperatamente di essere cambiato.

Quando hai iniziato a fare fumetti?

D: I fumetti li disegno da sempre. Non so quando ho iniziato, non ricordo come, perché, nè le mie fonti di ispirazione. So che andavo in biblioteca e saccheggiavo quel che c'era: Mafalda, Lupo Alberto... ma ancora prima di scoprire la biblioteca, facevo fumetti. Non so da dove è iniziato tutto. Manco compravo nulla, i miei mi passavano pochi denari, ed era solo per farci usura sopra: quindi niente fumetti acquistati, nessuno da cui leggerli... non riesco proprio a ricordare. So che alle elementari, facevo fumetti, ed era una cosa che piaceva a me e piaceva ai compagni.

Aspetta: ma alle elementari che tipo di fumetti facevi?

D: Gli stessi, credo.

Eri già così malato?

D: Non penso di esser migliorato molto. Tenevo una cosa che chiamavo il mio "giornalino", a cui avevo dato il nome "solo per noi".

Quando sarai famoso, potremmo pubblicare anche quelli.

D: Li ho ancora da qualche parte, perlomeno quelli di terza elementare. Durante i dettati, scrivevo una parola del dettato (odiavo i dettati, che inutile noiosissima perdita di tempo) e scrivevo una vignetta. Parola-vignetta-parola-vignetta. Alla fine questo ha influenzato anche la mia scrittura. Il mio corsivo è un'immonda schifezza... ed è dalle medie che ho preso a scrivere solo in stampatello: sono veloce più che col corsivo.

A proposito di velocità... in quanto tempo hai fatto A come ignoranza volume secondo?

D: Un mese... un po' meno forse.


64 tavole in un mese?!?

D: Sì, e si vede la qualità. Nemmeno uno sfondo, quasi. Vabbè che odio far gli sfondi. E' da quando son piccolo che disegno pipotti, mica sfondi.

Questo in un'intervista non si deve dire.

D: Beh ma è ovvio. Mica si vede molto. Però, aspetta: un mese a far la parte PRATICA. Ma tutta la progettazione, le idee prima... non si quantificano. Non saprei dirti quanto c'ho messo. Intanto ho accumulato appunti per un sacco di tempo. E poi metterli giù... è un altro discorso. L'idea buona può venirti anche al cesso, ma non sto lì a cronometrare quei momenti. In effetti in questo mese ho fatto anche gli storyboard, però alcune idee venivano da prima.

Alcune storie sono nuove versioni di storie già comparse sul blog, giusto?

D: Sì. Abbiam finito con l'infanzia? Volevo dirti del mio primo personaggio! Cioè che ne ho fatti un po' ma vabbè... ecco, hai sbloccato la logorrea!

Ahahah! Dimmi pure.

D: Si chiamava "Chi c'è se non c'è".

Il personaggio?

D: Il nome derivava dal fatto che era così veloce che uno si chiedeva chi fosse e nel momento che se lo chiedeva era già altrove.
Ecco... mi stan tornando alla mente alcune cose. Più dei fumetti mi hanno ispirato i cartoni.
Tom e Jerry per le scene di trappole... ricordo un cartone di Tom e Jerry nel futuro con un robo-gatto o robo-cane di cui praticamente copiai il plot. Kenshiro lo vedevo da piccolissimo... non lo capivo ma era bellissimo. 'Sta gente che esplodeva... e poi una serie di cartoni demenziali giapponesi su emittenti private... che NON MI PIACEVANO, così dicevo perché i miei me lì denigravano sempre insultandoli e io pure, e li guardavo tutti ogni volta che potevo ma dicendo ad alta voce "AH BEH CHE SCHIFO".

Ricordi i titoli?

D: Ricordo forse solo Yattaman, ma il resto è tutto confuso.


Yattaman era uno dei miei cartoni preferiti.

D: E chissenefrega! E' la tua intervista o la mia? EH? EH? Questo lo stai registrando? Sì, dai! EHI EHI, LETTORE! GUARDA GUARDA...
TI STO MOSTRANDO IL CVLO!
Ihihihihihihih!
(mi rivesto)

Ahahahah! Tornando ai cartoni giapponesi: non c'era crudeltà in Yattaman...

D: I fumetti alle elementari divennero una ragione di vita: li facevo spessissimo, il problema maggiore era inventarsi le storie. E' lì che ho appreso una regola fondamentale del fumetto, che nei cartoni-fumetti giappo viene utilizzata tuttora a piene mani: quando non hai un cazzo di idea, prendi i tuoi personaggi e falli combattere o gareggiare... In quel caso, non fai nulla, non scrivi nessuna trama, solo delle sottotrame facili facili, il fumetto scorre e tu non devi far nulla.

Ma sono i peggiori fumetti giapponesi, quelli!

D: dici? Dragon Ball?

Eh.

D: Gente che combatte sempre. Il trucco sta nello sviluppare l'intreccio in maniera non lineare.

C'era un bel manga di combattimento, una volta: Le bizzarre avventure di JoJo. Gli altri mi annoiavano tutti.


D: Sì, bellissimo. Non aveva assolutamente trama. C'è il cattivo, dobbiamo sconfiggere il cattivo. Il bello di JoJo era che l'autore non faceva nemmeno finta, non costruiva pseudo tramettine sceme. Ma erano un po' tutti così, eh. Dragon Ball e JoJo hanno condizionato tutto il fumetto giappo degli anni a venire. One piece è l'estrema sintesi delle due cose. Un mega intreccio per una trama relativamente semplice, e poteri strambissimi.

Quindi, ricapitolando, tu leggi solo brutti fumetti giapponesi.

D: Ahaha! Ma no, alla fine son divertenti. E' un trucco, quello di far le trame così. Però non vuol dire che esca 'na merda. Solo che a volte si pretende di più da se stessi, e il risultato è comunque inferiore ad un mega scazzottone scazzotone. Poi, se non sai farlo, i limiti si vedono. Alla fin fine, non è sempre fondamentale la storia, ma la capacità di raccontarla. In questo, l'autore di JoJo (Hirohiko Araki, ndr) era maestro. La storia di JoJo come la racconti, a qualcuno che non la conosce?

Ah, boh: c'è un tizio cattivissimo e altri tizi buoni lo cercano per dargli legnate?

D: Esatto. Ma ogni legnata di JoJo vale la lettura. Ma torniamo a me che poi devo lavorà!

Nei tuoi fumetti, i cattivi sono i protagonisti, di solito...

D: Io sono affascinato dai "cattivi". Sono sempre i più interessanti, gli danno sempre uno spessore minimo, come se i cattivi fossero sempre dei pazzi dissociati.

Beh, forse non è vero. Più che cattivi, i tuoi personaggi sono amorali. Brullonulla non è proprio cattivo, e neanche Sbranzo. Ma hanno delle scale di valori a se, non sono neanche buoni.


D: Io non credo nella divisione buono/cattivo, e trovo una grossa pecca che questa cosa sia standard. Sbranzo non è cattivo, e non è buono: è semplicemente superiore. Le interpretazioni vengono da sistemi di valori della cui esistenza, lui, semplicemente non sa nulla, non vuole saperne, o se ne fotte. Non lo so manco io... Il bello di Sbranzo è che è effettivamente indipendente anche da me.

E' un personaggio che vive di vita propria?

D: Io non ho possibilità di mettere in bocca a Sbranzo delle parole che lui non direbbe. A quel punto non sarebbe Sbranzo ma un altro personaggio che gli somiglia.

Un attore che impersona Sbranzo, insomma.

D: Esistono già. Avevo preparato una bozza sugli imitatori di Sbranzo. La gente che mi chiede Sbranzo che faccia questo e quello, ma non viene accontentata a volte. Semplicemente perché lui non lo farebbe.


Con Brullonulla è diverso?

D: Brullonulla è umano. E curioso. Non è cattivo per scelta, è "cattivo" per una sana curiosità e per il non volersi porre dei limiti... è "cattivo" perché trova che sia più interessante la forma dei sassi che le persone. Brullonulla è il discorso del Dottor Manhattan di Watchmen quando si trova su Marte e parla di come i canyon formatisi sulla superficie del pianeta rosso siano per lui più interessanti della razza umana.


Watchmen?!?

D: Non conoscevo quel fumetto quando ho iniziato a scrivere di Brullo, ma in effetti, devo dire che il punto di vista di quel personaggio coincide con quello di Brullo. Al contrario, Igor è una carogna, punto e basta. O meglio, è perverso, ma positivo allo stesso tempo. O forse semplicemente pazzo. Boh... che ne so.

Hai citato il Dottor Manhattan...

D: Probabilmente anche lui cita me.


Quindi leggi anche bei fumetti, ogni tanto...

D: Raramente.

No, davvero: quali sono i tuoi preferiti?

D: Watchmen è disegnato così brutto che ho fatto fatichissima a leggerlo, però la storia merita quindi ok. Me l'ha consigliato lo stesso Brullo in effetti.
I miei preferiti? All'attuale leggo molta roba, ma fonte di ispirazione non ce n'è molta. Comunque, uno su tutti: Dilbert. O i fumetti di Quino, quando ero piccolo. Dilbert è un guru per me: a volte mi accorgo, rileggendolo, che ci sono cose che ho scritto che son prese a qualche modo da lui. Le ho metabolizzate e le ho credute mie. Ci rimango un po' male.

Credo che funzioni così per ogni opera creativa. Non ti crucciare troppo.

D: Beh, sì.


Comunque, che Watchmen è disegnato male, non si può sentire...

D: Watchmen per me è disegnato peggio che male. E' bruttissimo, lo trovo inguardabile. Lasciando perdere i colori, orribili, tipici di quel periodo... la staticità del disegno è per me orribile. Sì, certo, io me la sogno una capacità di disegnare anatomie fedeli, ma quello stile così rigido, impostato... i personaggi sono tutti bruttissimi.

Nel senso che non sono attraenti?

D: A parte quello, che ci può stare, anche se ti viene da dire: "Ah, e questa dovrebbe essere figa"? Sono tutti statici, bloccati. Anche nelle scene d'azione sembrano manichini in posa. I sobborghi umidi e fatiscenti e il grattacielo più fico e tecnologico danno esattamente lo stesso effetto...

Sì, Gibbons è un po' legnoso, ma ha fatto un lavoro gigantesco...

D: Sì, ma non vuol dire nulla. E' il motivo per cui non riesco a leggere il fumetto italiano a la Tex. Certo che fanno dei gran lavori, ma a me il virtuosismo tecnico nel produrre manichini di legno non mi dice nulla di più del produrne solo uno: rigidità. Quando inizi a leggere i manga, non ce la fai a tornare a uno stile così, ti pare primitivo.

Ma non è una questione di stile di disegno, quanto più una di ritmo della narrazione. Anche tra i disegnatori di manga ci sono quelli "legnosi", eh.

D: Non so, ne leggo parecchi e non ce n'è... non che arrivino a certi livelli. Ma alla fine la lezione la si sta imparando eh, non è un caso che tutti copino dai manga, ultimamente. Negli ultimi anni anche nelle testate che vedi provenire dagli States, vedi sempre più elementi di disegno tipici dei nippi.

Non tutti ci riescono bene, però...

D: Alcuni sono obbrobriosi.

Alcuni copiano solo gli aspetti più esteriori, gli occhioni...

D: Esatto.

...altri fanno un lavoro più mirato, cercano di capire il ritmo, la velocità.

D: Esatto, è quella la cosa giusta. Mica sono gli occhioni il punto di forza, anzi. Quelli sono i difetti che all'inizio non accetti subito, poi diventa un'abitudine e non ci fai caso... ma rivederteli su un disegno ancora una volta legnoso... oddio!
Vabbè ma di che stiamo parlando!? Dai, che devo lavorare!! Fai le domande, che poi mi rimangerò comunque tutto a tempo debito.

Ma anche questa è un'intervista, anche se non ti faccio le domande una dopo l'altra, è comunque interessante!

D: Sì, ma almeno mostrami delle foto di donne nude, così non mi distraggo!

Fammi pensare... abbiamo parlato di Sbranzo, di Brullo, di cosa pensi dei fumetti...

D: A... e comunque Zippi Zappi è BUONO. E anche Degno Dodio, sotto sotto: è solo stressato.


Di Zippi Zappi non possiamo parlare, non lo conosce ancora nessuno (è uno dei nuovi personaggi di A come Ignoranza volume secondo).

D: Ah, ok.

Degno non può essere buono.

D: Beh... i due personaggi de Il secreto del mio successo (sul primo A come Ignoranza) non eran cattivi, su. Willy di It's raining Supermen (da A come Ignoranza volume secondo, ndr) nemmeno.

Non possiamo parlare neanche di Willy, i lettori non lo conosco ancora!

D: Uff, ho sempre paura di riciclarmi!

In che senso?

D: Ho il timore che il mio umorismo oltre a ripetersi o esser prevedibile, tenda ad appiattire i personaggi. Tipo Ratman.

Parliamo di Ratman.


D: Ratman è il fumetto più divertente che ci sia in giro, ma ha delle lacune enormi per me. Le storie solo ultimamente hanno delle trame decenti: quelle che durano, tanto per capirci. In generale, se togli le battute, le altre sono o parodie o cose puerili con questo "bene contro male" all'americana che non mi va. Ma è questione di gusto. E poi, dicevo prima, l'importante è saper raccontare le storie. E Ortolani è molto bravo in questo. Io ne ho ancora da mangiare di polenta... però ecco: tutti i suoi personaggi, che son già pochi, sono uguali. A parte Walker, hanno tutti lo stesso cervello, le stesse battute, lo stesso modo di reagire. Io temo fortemente di fare lo stesso: è molto molto difficile fare personaggi che non siano bidimensionali. Specie perché comunque la mia testa è una e ragiona in un modo.

Credo che anche tu abbia delle tipologie abbastanza "definite" di personaggi: ad esempio, Willy e il protagonista de Il secreto del mio successo sono abbastanza simili.

D: Sì, sto cercando di andare oltre ma è dura.

Ma non è un male, è normale avere i propri archetipi.

D: No, non mi va. Altrimenti sto sempre a scriver la stessa roba! Oddio... è anche vero che non posso scriver mille storie su soggetti diversi e pretendere che sian tutti protagonisti differentissimi. Ne riparleremo quando "serializzerò" una storia. Pensavo ai Dodio... ho già una serie di storie pronte per loro.

Potrebbero funzionare, a puntate?

D: Sì, mi piacerebbe. Non ho ancora in testa una seria "trama orizzontale" che le leghi, a parte per una serie di episodi brevi, Ma una serializzazione può funzionare anche senza. Solo che, ecco, a me piacciono proprio le serie che hanno un inizio e, prima o poi, una fine.

Quindi conti di dare una fine a ognuna delle tue "serie" contenute in A come Ignoranza?

D: Preferirei prima estrapolarle da A come Ignoranza, altrimenti lì soffocherebbero... sarebbe una sfida, ma dovrei provare a mettermi con la testa su una sola serie.

Sogni Sbranzo in edicola come Ratman, praticamente?

D: Ahah! No, Sbranzo no. Sbranzo è troppo difficile da gestire. A parte che Sbranzo è una cosa che, se me l'avessero chiesta, avrei detto di no. Io sono PROLISSO, scrivo troppo, e i fumetti fatti di vignette TUTTA didascalia non mi piacciono. E invece... Cioè, alla fine Sbranzo è un contenitore di gag scollegate... è un altro "trucco". Però ha i suoi elementi ciclici che permettono una leggera sottotrama: solo che è sempre più difficile farla originale. E SBRANZO, come detto prima, è un personaggio forte, con grossa personalità, difficile da gestire. Se facessi storie scadenti con dentro lui, mi punirebbe... io ho paura.


Ahaha!

D: Mi piace fare storie lunghe, però sono dove ho più problemi. Sono meno esperto e faccio fatica ancora a vederle nell'insieme e capire perché non funzionano. Però è quello che voglio fare e proprio perché non lo so fare bene mi ci devo impegnare... soprattutto per quello. Eh? EH? Visto come parlo da uno che sembra che ci ha un cervello e anzi fa anche il profondo?

Non credevo che ci pensassi sù così tanto, alla struttura delle storie.

D: Beh, alcune escono di getto, ma poi comunque le riscrivo perbenino. Quelle lunghe sono difficili, anche perché comunque PRETENDO certe cose che non son capace di dare, e alla fine mi blocco e... insomma, le aspettative mi bloccano. Mi dessi il tempo di pensarci su, il 50% delle cose scritte sui due volumi le avrei bruciate e avrei rimandato l'uscita.

Credo sia una cosa comune a ogni artista, o quasi...

D: Non usare il termine "artista"... ho dei pregiudizi su quella parola. Del genere che rubano e hanno la musica nel sangue, ma anche altre cose... Ma è tardi! Fai domande dirette, dai. Devo fare un sacco di lavori, non dovrei perdere tempo con te...


Ok... Sarai a Lucca. Cosa si devono aspettare i lettori da A come Ignoranza volume secondo 2 e da te alla prossima Lucca?

D: un uomo stanco, che tiene il piede in 4-5 scarpe. Attualmente lavoricchio per 4-5 datori, e per tutti sono sempre troppo poco presente, voi compresi. Bastardi! Che mi sgridate quasi non facessi nulla per voi. Sigh. I miei lavori vanno da questo, che è perché ci tengo, a quello per la Gazzetta dello Sport, che è un ottimo trampolino e poi pagano bene, a tutta una serie di faccenducole del cazzo tra cui mi arrabatto corro e piango, sigh.

Non fare così...

D: Quindi sono sempre più dissociato dalla realtà, visto che vivo in camera mia. Poi la gente si stupisce se esco e faccio solo faccie sceme e parlo strambo e poi ho su la tuta...

Sei preoccupante...

D: Non so se lo sai, ma quando si disegna, spesso, capita che si facciano le facce dei personaggi. Io disegno uno che urla ed apro la bocca come se urlassi. Ti viene naturale, come se ti stessi specchiando per controllare. Ora, a parte che ti lascio immaginare la difficoltà di far la faccia di Sbranzo... temo che andando avanti così inizierò ad automutilarmi, quando dovrò disegnare qualcuno che perde un arto. Quindi ecco, io non so se arriverò a Lucca intero.

Ahahah!

D: Forse è meglio che stacco un po' con i fumetti così ci sarò...

Devi esserci! Ho prenotato uno Showcase a tuo nome: dovrai disegnare spiegando la tua arte al pubblico...

D: Sì, me l'hai detto. E mi stai sui coglioni. Farò una figura di merda, come alla conferenza dell'anno scorso. Chi c'è con me allo stand stavolta?

Sempre io.

D: c'è ancora quello dei porno-gay-lesbo-trans? (Mauro Padovani, ospite dello stand ProGlo alla scorsa Lucca, ndr)

No...

D: Intendevo come autori...

Per due giorni ci sarà, Giulia Sagramola, con il suo milk and mint.

D: sembra un imperativo... SAGRAMOLA!

Abbiamo intervistato anche lei, qui: milk and mint: intervista a Giulia Sagramola

D: L'intervista che hai fatto a Giulia Sagramola... (l'hai fatta tu?)

Sì.

D: ...è molto più seria, e ha domande specifiche. Sei uno stronzo. Pretendo anche io un trattamento serio!

Magari la prossima volta.

 

Pubblicato in data: Sabato, 18 Ottobre, 2008 - 13:37

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Quattro Dita: intervista a Rich Koslowski

Siamo lieti di presentare al pubblico di Prospettiva Globale la prima (e finora unica) intervista italiana a Rich Koslowski, acclamato autore del romanzo a fumetti Quattro Dita, accolto in Italia da un ottimo successo di pubblico e critica.


Ciao Rich, benvenuto sul blog di ProGlo. Che ne dici di presentarti al pubblico italiano?

Rich: Certo! Mi chiamo Rich Koslowski e sono nato e cresciuto a Milwakee, Wisconsin (dove vivo tuttora). La mia città ha detenuto per decadi il titolo di capitale mondiale della birra, e nel corso degli anni ho fatto la mia parte affinché mantenesse tale titolo. Ho 40 anni e sono sposato da 18 con mia moglie Sandy, insieme abbiamo una figlia di 6 anni che si chiama Stella (anche lei scrittrice e artista in erba).
Ho iniziato la mia carriera alle superiori, quando al quarto anno capii di essere abbastanza bravo a disegnare l'Uomo Ragno. Realizzai velocemente che non solo mi piaceva leggere fumetti, ma anche disegnare questi fantastici personaggi. Presto i miei quaderni, che avrebbero dovuto essere pieni di roba come matematica, scienza e storia, si riempirono invece di scarabocchi di Spidey, Batman e di molte belle ragazze vestite in abiti discinti - questi ultimi disegni mi fecero guadagnare molte ore nell'ufficio del Preside. In ogni caso, il mio destino era segnato. Sapevo cosa avrei fatto nella vita!
Finite le superiori ottenni un diploma in Commercial Art. Subito dopo ottenni un paio di umili "lavori artistici" che facevano veramente schifo, ma durante uno di questi, nel 1988, incontrai mia moglie.
Poi, finalmente, trovai lavoro presso una compagnia di animazione del posto chiamata Animagination, dove si producevano pubblicità e brevi video su misure di sicurezza. Lì facevo l'intercalatore, il colorista e anche l'uomo delle pulizie. Fu lì che inizio a formarsi un'idea... su una storia chiamata Quattro Dita! Ma ci arriveremo più tardi...

Alla Animagination iniziammo a a creare storyboard per alcuni cartoni animati, tra cui la serie Sonic the Hedgehog, all'epoca molto popolare. E questo ci portò, alla fine, a lavorare per la serie a fumetti di Sonic, che veniva pubblicata dalla Archie Comics. Sì! Finalmente! Il sogno della mia vita -lavorare nel mondo dei fumetti- si stava avverando. Da allora lavoro per la Archie come artista free-lance. Il lavoro alla Archie mi servì anche come trampolino di lancio per la mia serie autoprodotta, The 3 Geeks, che si guadagnò presto un buon successo di pubblico e critica. The 3 Geeks raggiunse il suo apice nel 1999, quando fu nominato in tre categorie agli Eisner Awards, e contemporaneamente passò sotto l'egida della Image Comics. The 3 Geeks stava andando molto bene, ma c'era un problema... qualcosa stava solleticando ripetutamente miei i pensieri... Quattro Dita! Un'idea brillante (o almeno così pensavo) per un romanzo a fumetti.

Il problema era il tempo. Non ne avevo abbastanza. Per fare Quattro Dita avrei dovuto mollare The 3 Geeks. Pensai di presentare il soggetto a qualche casa editrice, dalla quale avrei probabilmente avuto un rifiuto, e poi, eventualmente, autopubblicarmelo. Ero molto determinato a vedere la mia storia stampata su carta. Sapevo che era buona.
La mia prima scelta fu la Top Shelf. Ero un grande fan dei libri che pubblicavano. Dopo il loro rifiuto, avrei presentato la mia proposta a qualche altra casa. Ma il giorno dopo averla mandata alla Top Shelf, Chris Staros (il proprietario) mi chiamò dicendomi "Vogliamo pubblicarlo! E' un'idea fantastica!". E due giorni dopo arrivò il contratto.
"Wow!" pensai. "E' stato facile".
Così, avevo tra le mani il contratto per Quattro Dita, ma dovevo ancora decidere se smettere di pubblicare The 3 Geeks. Era una decisione molto difficile da prendere, ma la presi. Quattro Dita uscì nel 2002, raccogliendo recensioni entusiastiche e ottime vendite, e vincendo anche l'Ignatz Award come miglior graphic novel, a fine anno.
Nel 2005 ho pubblicato con Top Shelf il mio secondo libro (The King), e nel 2009 uscirà per loro il mio terzo libro: BB Wolf & The Three L.P.s (da una sceneggiatura di J.D. Arnold). Quattro Dita, oltre alla vostra edizione italiana, è stato tradotto anche in portoghese.
Ho anche lavorato per la Marvel Comics, e su personaggi come I Simpsons, I Griffin e Hellboy.

Wow! Di certo non sei un tipo di poche parole. Dicci di più (se è possibile) su Quattro Dita. Come mai un fumetto che parla di personaggi dei cartoni animati? Quali sono state le tue fonti di ispirazione?

R: Quattro Dita nacque come idea nel periodo in cui tenevo delle conferenze sul disegno, l'animazione e i libri ai bambini delle scuole elementari. Mi facevano sempre la stessa domanda: "Perché disegni sempre personaggi che hanno solo quattro dita?" E io rispondevo con il vero motivo: era più facile, per gli animatori, animare mani con un dito in meno. Ma... una malsana idea stava iniziando a farsi strada... Nella mia mente cercavo di immaginare il "vero motivo" dietro a quel perché. Pensai che sarebbe stato meraviglioso trattare quei personaggi come degli attori oppressi che cercavano di sbarcare il lunario in una Hollywood anni '30 colma di pregiudizi, in maniera parallela a quello che passarono gli attori afro-americani. Non riuscivano a ottenere nessun ruolo, quando riuscivano erano sottopagati e alla fine cadevano nella disperazione.
Solo un cartone ce l'aveva fatta: Rickey Rat... l'unico. Ed era nato con un difetto congenito: aveva soltanto quattro dita. E i cartoni erano gente molto superstiziosa, giusto? Non voglio spingermi oltre, per coloro i quali non l'avessero ancora letto.
In quel periodo, poi, uscì il documentario sul Baseball di Ken Burns, che mi esaltò! Presto, il mio piccolo bocciolo di idea divenne un documentario. Pensavo veramente che la storia ne avrebbe guadagnato, se narrata sotto forma di documentario. E fu assolutamente fantastico disegnare il tutto! Mentre lavoravo al libro, mi sentivo proprio come un regista. Non mi sono mai divertito tanto, lavorando a un progetto. Presto, comunque, questa piccola intuizione deflagrò in qualcosa di molto più complesso! Non soltanto avevo dato al libro una forma intrigante, ma stavo anche iniziando a immettere nella mia storia cospirazioni e depistaggi sull'assassinio di Kennedy, il Sasquatch e la morte di Marilyn Monroe!


Qualcuno, qui in Italia, ha detto che "Quattro Dita è l'equivalente disneyano di quello che Watchmen rappresenta per i supereroi". Sei d'accordo?

R: WOW! E' uno dei paragoni più lusinghieri che abbia mai sentito! Mi piacerebbe incontrare quel "qualcuno" e ringraziarlo di persona. E' la prima volta che sento una cosa del genere ma penso di poter essere d'accordo. Perché no? E' un complimento fantastico, è l'analogia è paragonabile. Penso che entrambe le opere abbiano lo stesso "sentimento". Una sorta di atmosfera malsana, scura, viscerale. Mi piace! Devo conoscere il nome di questa persona, in modo da poterla citare correttamente.
E a proposito di connessioni con Watchmen... Qualche anno fa Gary Spencer Milidge (l'autore di Strangehaven, in Italia per la Black Velvet, ndr) mi chiese di contribuire al suo libro-tributo Alan Moore: Ritratto di uno straordinario gentleman (co-curato da smoky man, pubblicato in Italia sempre da Black Velvet, ndr). Io ne fui lusingato e naturalmente accettai. E così feci questo fumetto di tre pagine che aveva come protagonista uno dei personaggi di The 3 Geeks, Allen George, che, come mi aveva fatto notare un fan qualche anno prima, era del tutto identico a Seymour, il personaggio di Watchmen. Così ho scritto una storia ala Quattro Dita, come se fosse un documentario. Pensai che potevo divertirmi col fatto che i due personaggi si assomigliavano, e così creai questo "attore" chiamato Gil Lenderthol, che aveva interpretato sia Seymour in Watchmen che Allen George nel mio fumetto (oltre ad aver ricoperto altri piccoli ruoli in telefilm come Star Trek). Feci raccontare a Gil una storiella su un retroscena di Watchmen, cioè di come ebbe la parte soltanto grazie a uno scandalo sessuale che anni prima lui e Alan Moore (?) avevano condiviso insieme ad alcune ragazze e a delle saponette da gabinetto molto acide. Nella storia portavo i lettori a credere che fosse Alan Moore la persona implicata nello scandalo, ma alla fine dell'intervista di Gil viene rivelato che, con sua grande sorpresa, il libro tributo è su Alan Moore e non su Dave Gibbons! E' stato Gibbons (o Gibby, come lo chiama Gil) ad avere l'incauto incidente con la saponetta. Mandai le tre pagine con qualche esitazione, temendo di offendere qualcuno. Era una storia divertente, ma un po' particolare, per cui ero un po' preoccupato. Quando Gary mi disse che sia Alan che Dave l'avevano trovata divertentissima, fui incredibilmente sollevato... e, ovviamente, molto orgoglioso.


Dai soggetti delle tue opere si evince come tu sia un grande appassionato di cultura pop, specialmente di personaggi iconici e carismatici (Topolino in Quattro Dita, Elvis in The King, Babbo Natale in The List). Lo sei davvero?

R: Mi piace molto avere a che fare con i personaggi mitici della cultura popolare, distorcelri, rigirarli e osservarli da una prospettiva differente, certo! E' la familiarità che i lettori hanno già con queste figure, che fa sì che tutto funzioni. Ho scoperto che la cosa mi piace, ed è gradita anche da altri. Il principio cardine, primo e più importante, è di disegnare quello che piace a te, ed è quello che faccio io. Racconto le storie che a me piacciono... e poi non mi resta che pregare che piacciano anche ad altra gente, là fuori. Finora, non ho avuto problemi.

Il tuo prossimo fumetto tratterà un argomento simile?

R: Il prossimo libro in uscita per Top Shelf si chiama BB Wolf & The Three L.P.s e... Sì! E' una riscrittura della classica I tre porcellini e il lupo cattivo. Questa volta la storia non è mia, comunque. Mi occupo soltanto dei disegni. Lo sceneggiatore è un esordiente, J.D. Arnold. Mi contattò tempo fa proponendomi di illustrare la sua storia. Ero riluttante, finché non lessi il suo soggetto. Rimasi molto impressionato e accettai il lavoro. Il libro è fantastico, e arriverà nelle librerie intorno alla primavera/estate del prossimo anno.
Dopo di questo... ancora non so. Ho un sacco di nuove idee, devo solo trovare quella giusta per l'editore giusto e mettermi al lavoro! Alcune idee, comunque, hanno ancora a che fare con delle icone pop... una riguarda un tizio abbastanza conosciuto, di nome Gesù. Penso che un po' di gente, là fuori, possa aver presente la sua opera.

 

Quali sono i tuoi fumetti e i tuoi artisti preferiti?

R: Una domanda difficile, dato che sono così tanti! All'inizio, quando ero un ragazzino, sono stato influenzato da molti artisti Marvel e DC come John Byrne, John Buscema e Jack Kirby. John Byrne diventò il mio favorito! Il suo lavoro su Uncanny X-Men mi stese letteralmente. A quel punto scoprii il suo predecessore: Neal Adams, e fu spazzato via! Collezionai velocemente tutti i fumetti dove Adams aveva lavorato, e rimasi stupito di quale talento avesse.
Da allora la lista è cresciuta e cresciuta, e, ovviamente, quando sono diventato adulto ho capito che, per realizzare una grande graphic novel o un singolo albo, la scrittura è egualmente, se non di più, importante rispetto ai disegni. Ecco quindi alcuni dei miei artisti preferiti, scelti tra disegnatori, sceneggiatori o artisti completi: Guy Davis, Chester Brown, Joe Matt, Alex Robinson, Michel Rabagliati, Alex Ross, Dan Brereton, Mark Millar, Brian Michael Bendis, Ed Brubaker, Dan Clowes, Seth, James Sturm, Dave Cooper, Grant Morrison, James Robinson, Warren Ellis, Neil Gaiman, Mike Mignola, Jean Paul Leon, Tommy Lee Edwards, Kurt Busiek, Peter David e la lista va avanti per un bel po'... Troppi per ricordarli tutti!
Alcuni titoli? Attualmente mi piace Captain America, ma colleziono da sempre The Avengers e Fantastic Four. Ho iniziato a leggere da bambino soprattutto titoli Marvel, e continuo a seguirli tutt'ora. Ma anche molti DC... Oggigiorno seguo soprattutto gli scrittori. Se amo uno scrittore, lo seguo da una serie ad un'altra. Dovrei anche dire che tutti i libri prodotti da Drawn & Quarterly o Top Shelf sono in cima alla mia lista! Questi due editori producono le migliori graphic novel disponibili sul mercato.

C'è qualcosa che non ti abbiamo chiesto, ma che vuoi dirci lo stesso?

R: Beh, a parte che sono bellissimo, talentuoso, generoso, divertente e, ovviamente, umile? No, credo di no. Ma vorrei aggiungere che lavoro nell'industria del fumetto da ormai 15 anni, e spero di restarci per tutto il resto della mia vita. Lavoro molto duramente per migliorarmi, e spero che questo si veda, sul prodotto finito. Apprezzo molto i miei lettori e non li do mai per scontati. Quindi, grazie a voi per aver acquistato il mio lavoro e per avermi supportato nel corso di questi 15 anni!

Pubblicato in data: Giovedì, 9 Ottobre, 2008 - 11:55

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milk and mint: intervista a Giulia Sagramola

Siamo orgogliosi di presentare un'intervista esclusiva a Giulia Sagramola, la giovane autrice di milk and mint, in uscita a Lucca Comics and Games 2008 per ProGlo. L'intervista risale alla settimana scorsa, ma è notizia freschissima la vittoria di Giulia (insieme allo sceneggiatore Luca Vanzella) del premio Carlo Boscarato 2008 nella categoria miglior storia breve, con L'acqua ricorda, contenuta in Mono n° 3 della Tunué. Complimenti!

E ora veniamo all'intervista. Ciao Giulia, e benvenuta sulle pagine del blog di Prospettiva Globale. Vuoi presentarti ai nostri lettori?

Giulia: Ciao a tutti! (in questo senso, oppure devo scrivere chi sono?)

Ahahaha! Sì, intendevo dire: dicci chi sei, cosa hai fatto, e come sei arrivata qui!

G: Eh infatti, immaginavo, eheh! Allora ricomincio: Sono Giulia, ho 23 anni e disegno più o meno da sempre. Studio progettazione grafica e illustrazione, scrivo e disegno i miei fumetti, mi piace sperimentare qualunque tecnica che comprenda l'uso delle mani e della testa, faccio foto, leggo molto, mi piace viaggiare, ascolto tantissima musica e amo il cinema. Tutto è nato dai fumetti, li leggo da sempre, ne disegno dalle elementari, dai 14 ai 17 anni ho frequentato la Scuola Internazionale di Comics a Jesi e a 19 ho iniziato a pubblicare autoproduzioni con i miei amici di Selfcomics. Ora cerco di trasformare il disegno in una professione. Faccio troppe cose contemporaneamente.

Ok, adesso i nostri lettori sanno chi sei. Vuoi presentarci il libro in uscita a Lucca?

 

G: Il libro si intitolerà come il blog, "milk and mint", questo nome non significa nulla di particolare, è solo una bevanda che amavo molto nel periodo in cui ho aperto il blog (milkandmint.blogspot.com) ed è anche un colore che mi piace molto. Nel libro raccolgo le pagine a fumetti del blog, datandole come in un diario e amplio il respiro delle pagine con nuove tavole inedite in cui si sviluppo in modo un po' più approfondito la vita della protagonista (ovvero la sottoscritta), parlando di vicini di casa, vacanze e interessi personali. Il libro è un piccolo spaccato della mia vita, un po' questo mi imbarazza, ma è anche un pretesto per disegnare cose solo mie e devo dire che in questi anni è sempre stato una cosa che mi ha divertita e messa alla prova.

Da cosa si differenzia dal blog a fumetti da cui è tratto?

G: Il libro va ovviamente preso per quello che è, una versione cartacea del un blog di una disegnatrice/studentessa universitaria. Parlo con i lettori, vivo cose di tutti i giorni, ci sono momenti di crisi e momenti allegri. Penso che possa essere un libro per tutti, non per forza per gli estimatori del blog, in fin dei conti è una sorta di diario contemporaneo...

Il processo di traduzione (dal web alla carta) è stato indolore o difficoltoso?

G: Difficoltoso è stato quando ho dovuto recuperare alcune tavole: sono abbastanza precisa quando lavoro con dei file, ma per il blog a volte facevo tutto di corsa per postare al più presto e qualche file ad alta risoluzione è andato perso, però sono riuscita a risolvere. Il processo di traduzione è stato doloroso ma in un modo un po' particolare, nel senso che nel raccogliere queste pagine ho anche rivisitato e lavorato sugli ultimi due anni e mezzo della mia vita e a volte leggere delle cose o ripensare "cosa disegno di quel periodo? con chi ero?", può far male. Alcuni amici non sono più tali, i problemi insormontabili di un anno fa si sono sgonfiati, è la vita di tutti e a volte ricordare non piace a nessuno.

 

Perché un blog a fumetti?

G: È stata una scelta quasi inevitabile: il mio blog non è nato a fumetti fin dal principio, avevo 19 anni quando ho iniziato a postare e lo usavo come un qualsiasi diario personale online. Successivamente ho iniziato ad inserire disegni qua e là per rendere i post più piacevoli, la vera svolta c'è stata con il post che faceva da resoconto a Lucca Comics 2005. Ho fatto quei disegni quasi senza pensarci, così tanto per provare, ho usato uno stile immediato, da scarabocchi del diario, poi ho deciso di postarlo. Il post è piaciuto e io mi ero divertita a farlo, ho deciso di continuare. Un blog a fumetti è stata una vera palestra per affinare questo nuovo stile più "fresco" (perchè disegnato di getto) e inoltre è stato un modo per avvicinare dei lettori e appassionati di fumetti, senza annoiare. La vita privata di una studentessa qualsiasi, a fumetti ha un effetto tutto diverso.

Finora ti sei cimentata nel diario o in brevi storie (scritte da te o sceneggiate da altri,) Hai mai pensato di imbastire una storia a più ampio respiro? Hai qualcosa in mente in questo senso (che sia un romanzo o una storia a puntate) oppure vuoi ancora battere il sentiero del racconto breve?

G: Premesso che il racconto breve mi piace molto come forma di narrazione (non per caso uno dei miei autori preferiti è Raymond Carver), il motivo per cui ho cominciato da storie brevi è perchè all'inizio, per capire bene come si narra a fumetti, avevo bisogno di lavorare su storie brevi, da poter controllare nel loro insieme. Questa cosa è proseguita con le autoproduzioni per Selfcomics, la maggior parte scritte da Luca Vanzella. Il motivo per cui ancora non ho lavorato a una storia lunga è dovuto soprattutto al fatto che non ho avuto il tempo materiale per potermi dedicare solo al fumetto. Credo che per scrivere ci voglia molta costanza e dedizione mentre io tra esami universitari e lavori vari, mi sono fatta distrarre da tantissime attività. Ho scritto un paio di storie più lunghe, una di queste era per Kappa Edizioni, ma poi tra modifiche e impegni vari, non ne ho fatto più nulla. Ho tre o quattro storie che mi girano per la testa da un annetto, ma mi è sempre stato difficile concretizzarle, conto di mettermi a lavorare su una di queste nei prossimi mesi. Sono principalmente idee ancora da sviluppare e parlano di adolescenti, incendi e vecchi ricordi di famiglia. Devo imbastire una trama, ma molti scrittori sanno meglio di me quanto sia un lavoro lungo e difficile, inoltre io sono all'inizio! Se non l'ho fatto è, credo, perchè ancora non sono stata abbastanza pronta. Per ora il racconto breve mi ha dato buone soddisfazioni, però si, ho voglia di provare qualcosa di più lungo.
 

foto di Roi Ruager

Chi sono i tuoi autori preferiti, e perchè?

G: Ci sono tantissimi autori che mi piacciono, per quanto riguarda quelli preferiti vado molto a periodi. Ora come ora seguo con molto interesse Rutu Modan, Daniel Clowes, Adrian Tomine, Gipi, David B., Marjane Satrapi, Sandrine Martin, Peggy Adam, Jochen Gerner. Il perchè è facile da capire, alcuni di loro sono considerati dei veri maestri del fumetto. Il loro modo di disegnare mi affascina, mi coinvolgono le loro storie, la loro capacità narrativa. Questi autori non sono solo bravi disegnatori ma anche narratori con un occhio personalissimo. Non so quanto siano conosciute in Italia Peggy Adam e Sandrine Martin, della prima, ho comprato un fumetto ad Angouleme nel 2005, credo che abbia influito sullo stile del blog, mentre Sandrine Martine l'ho scovata su internet e ho comprato online, per curiosità, un suo fumetto (L'oeil lumineux), ora adoro le sue storie, la loro poesia, la naturalezza con cui passa dalla realtà alla fantasia, il suo stile maldestro e meravigliosamente essenziale. Nel corso degli anni ho conosciuto tanti giovani autori, con alcuni di questi ho anche stretto amicizia e scambiato opinioni, amo davvero molto il loro lavoro, tra questi ci sono Marino Neri, Francesco Chiacchio, Luca Genovese, Maurizio Santucci, Francesco Cattani, Bastien Vivés, Laura Camelli, Alessandra Criseo (la "nostra" Mais2), Matteo Fenoglio, Alessandro Tota e molti molti altri. Possono bastare?
Beh, direi proprio di sì... un'ultima domanda, proiettata sul futuro: subito dopo milk and mint cosa ti aspetta? Fumettisticamente parlando, e non solo...

G: Subito dopo milk and mint dovrò finire le tavole per la quarta e la quinta puntata di Decay Delay Attack, scritta da Luca Vanzella, per Selfcomics. Poi sto lavorando anche per la casa editrice Rizzoli, illustrando con lo stile del blog alcune pagine di un sito web ancora top secret. Fumettisticamente parlando queste sono le incombenze, poi quel paio di storie di cui ho già parlato che vorrei sviluppare. Inoltre devo iniziare il mio diario visivo spagnolo, perchè mi sono appena trasferita a Barcellona! Per il resto quest'anno è dedicato totalmente al disegno, ne sono felicissima, perchè il corso della scuola dove sto iniziando l'erasmus (Escola Massana) è esclusivamente di illustrazione! Quindi cercherò di sperimentare il più possibile, potrò anche fare serigrafia e non vedo davvero l'ora. I miei progetti per ora sono questi, inoltre devo imparare lo spagnolo, il catalano, conoscere questa città e le persone che conoscerò, sarà un periodo intenso!

 

Ti prendiamo sulla parola! Anche perchè Giulia sarà presente a Lucca Comics & Games 2008, il 31 ottobre e l'1 novembre allo stand ProGlo (E23!) con il suo milk and mint.

Pubblicato in data: Martedì, 7 Ottobre, 2008 - 07:41

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